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La Situazione 2026: TRE ORE DI CONVERSAZIONE SU CUBA.

Di Mayrelis, collaboratrice di Dominio Cubano

La situazione 2026: Ci sono interviste che finiscono quando si spegne il registratore. E ce ne sono altre che continuano per ore nella memoria di chi ascolta. La conversazione con “Yoyo”, nome utilizzato per proteggere la sua identità, appartiene a questa seconda categoria.




Appena arrivato in Europa e ancora segnato dall’esperienza degli ultimi anni vissuti a Cuba, Yoyo ha accettato di parlare con la nostra collaboratrice Mayrelis per più di tre ore. Non è stata una conversazione frettolosa. È stato un incontro pieno di ricordi, domande, silenzi e riflessioni sulla realtà di un’isola che, secondo la sua testimonianza, sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia recente.

Nel corso dell’intervista ha raccontato come è riuscito a lasciare Cuba, le difficoltà che si è lasciato alle spalle, la situazione della popolazione, dei giovani, il futuro politico ed economico dell’isola e, soprattutto, una domanda che torna ancora e ancora nei pensieri di molti cubani: come si può ricostruire Cuba e chi sarà preparato per farlo?

Nota editoriale: Le considerazioni espresse in questa intervista corrispondono alla testimonianza, alle esperienze e alle opinioni di “Yoyo”. Non costituiscono di per sé una verifica indipendente di ogni affermazione fatta durante la conversazione.


La situazione 2026

L’INIZIO DI UNA NUOVA VITA

Mayrelis domanda: Come sei riuscito a lasciare Cuba in questo momento?

Yoyo spiega che la sua partenza è stata possibile grazie ad alcuni amici che gli hanno proposto di aiutarlo attraverso una lettera d’invito. Per lui, quella proposta ha rappresentato un’opportunità che per molto tempo era sembrata difficile da raggiungere.

Secondo il suo racconto, lasciare Cuba non significava semplicemente preparare una valigia e comprare un biglietto. È stato un processo carico di incertezza, pratiche burocratiche, preoccupazioni e, soprattutto, della sensazione di lasciare alle spalle una parte della propria vita.

Yoyo ricorda che molte persone a Cuba guardano alle possibilità di emigrare come a una possibile via d’uscita da una situazione che percepiscono come sempre più difficile. Tuttavia, non tutti hanno familiari all’estero, amici che possano aiutarli o risorse sufficienti per iniziare un percorso migratorio.

Per Yoyo, alla fine, questa possibilità è arrivata.

E con essa è arrivato anche un insieme di sentimenti: la gioia di iniziare una nuova fase della vita, la tristezza per ciò che lasciava indietro e la preoccupazione per le persone che rimangono sull’isola.


COM’È CUBA OGGI?

Mayrelis domanda: Com’è la situazione attuale sull’isola?

La risposta di Yoyo è immediata:

“La situazione è una delle più difficili della storia di Cuba.”

Da quel momento, la conversazione diventa un viaggio attraverso diversi aspetti della vita quotidiana.

La mancanza d’acqua

Yoyo descrive la mancanza d’acqua come uno dei problemi che colpiscono maggiormente le famiglie.

Parla di persone che devono conservare l’acqua quando ne hanno la possibilità, di edifici in cui la fornitura può essere irregolare e di famiglie costrette a organizzare la propria vita intorno a qualcosa di tanto fondamentale quanto procurarsi acqua per bere, cucinare, pulire e lavarsi.

Per lui, il problema non si limita al semplice disagio.

Quando l’accesso all’acqua viene meno, spiega, l’intera vita familiare viene sconvolta.

I blackout e l’elettricità

Un altro tema centrale della conversazione è l’elettricità.

Yoyo parla dei lunghi blackout e del modo in cui questi influenzano praticamente ogni aspetto della vita quotidiana: l’alimentazione, il lavoro, il riposo, lo studio, le comunicazioni e la conservazione dei pochi alimenti disponibili.

La mancanza di elettricità, secondo la sua descrizione, finisce per generare una catena di difficoltà.

Un frigorifero che non funziona correttamente può significare perdere gli alimenti. Uno studente che deve studiare può ritrovarsi senza illuminazione. Una persona che lavora da casa può perdere la propria giornata lavorativa. E un’intera famiglia può trascorrere ore aspettando che ritorni la corrente.

Per Yoyo, la crisi energetica è diventata il simbolo di una crisi molto più ampia.

Gli alimenti

Parla anche delle difficoltà nel reperire gli alimenti.

Secondo la sua testimonianza, trovare i prodotti di base è diventato per molte famiglie una preoccupazione permanente. Non soltanto a causa della scarsità, ma anche per i prezzi e per la perdita del potere d’acquisto.

Yoyo insiste sul fatto che ormai la domanda non è semplicemente cosa vorrebbe mangiare una famiglia.

Molte volte, dice, la domanda è:

“Che cosa si riesce a trovare?”

La differenza tra queste due domande riflette, dal suo punto di vista, la profondità del problema.

I medicinali

La conversazione raggiunge un altro punto particolarmente delicato quando Mayrelis chiede dell’accesso ai medicinali.

Yoyo parla di persone che hanno difficoltà a trovare determinati trattamenti e di famiglie costrette a ricorrere a contatti, amici o parenti che vivono all’estero per cercare di procurarsi i medicinali.

Per lui, quando una società comincia ad avere difficoltà a garantire i farmaci essenziali, la crisi smette di essere soltanto economica.

Diventa una crisi sociale e umana.

L’istruzione

Yoyo dedica una parte importante dell’intervista al sistema educativo.

Non mette in discussione soltanto l’esistenza di scuole o università. La sua principale preoccupazione riguarda la qualità della preparazione ricevuta dalle nuove generazioni e le reali opportunità che avranno una volta terminati gli studi.

Parla di giovani che crescono in un contesto caratterizzato dalle privazioni, dall’emigrazione dei familiari, dall’incertezza economica e dalla perdita di prospettive.

Ed è qui che emerge una delle idee più significative dell’intera intervista.

Secondo Yoyo, Cuba rischia di affrontare non soltanto una crisi di risorse, ma anche una crisi di competenze.

Una società può ricostruire edifici, strade, industrie e imprese.

Ma per ricostruire un Paese ha bisogno anche di persone preparate ad amministrarlo.

La libertà

Per Yoyo, un altro elemento fondamentale è la libertà.

Parla della necessità che i cubani possano esprimere le proprie opinioni, sviluppare progetti, fare impresa, associarsi, discutere idee diverse e partecipare alla costruzione del proprio futuro.

La sua preoccupazione, dice, non riguarda soltanto chi governa.

La domanda per lui è molto più profonda:

Che tipo di società deve essere costruita affinché una nuova generazione possa vivere con libertà, responsabilità e opportunità?


UN INTERVENTO DEGLI STATI UNITI?

Mayrelis domanda: Come vedresti un intervento degli Stati Uniti a Cuba?

Questa domanda cambia il tono della conversazione.

Yoyo risponde che Cuba ha bisogno di un cambiamento urgente. Ma introduce immediatamente un’idea che considera fondamentale:

Cuba ha bisogno di cambiare, ma non è preparata ad affrontare qualsiasi cambiamento in modo improvvisato.

Secondo Yoyo, un cambiamento politico, economico e sociale di grande portata richiederebbe preparazione, conoscenza, organizzazione e una visione chiara del Paese che si vuole costruire.

Non crede che semplicemente sostituire una struttura politica con un’altra possa risolvere automaticamente i problemi.

Per lui, la vera sfida comincerebbe dopo.


IL PROBLEMA NON È SOLO CAMBIARE: È SAPERE COSA FARE DOPO

Yoyo spiega che una parte importante della generazione attuale è cresciuta senza conoscere un’altra realtà politica ed economica.

Molti giovani cubani, afferma, conoscono poco il funzionamento di altre istituzioni, di altri modelli economici e di altre forme di partecipazione sociale.

Questo pone una domanda difficile.

Che cosa accadrebbe il giorno dopo un cambiamento?

Chi amministrerebbe le imprese?

Chi organizzerebbe i servizi?

Chi riformerebbe il sistema educativo?

Chi garantirebbe la sicurezza giuridica?

Chi svilupperebbe nuove imprese?

Chi attirerebbe gli investimenti?

Chi combatterebbe la corruzione?

Chi creerebbe opportunità per i giovani?

Yoyo ritiene che queste domande siano importanti quanto la discussione sul cambiamento politico.

Per questo avverte che un cambiamento senza preparazione potrebbe trasformarsi in un’altra forma di fallimento.

Dal suo punto di vista, Cuba non ha bisogno soltanto di nuovi dirigenti.

Ha bisogno di una nuova cultura della responsabilità, del lavoro, dell’iniziativa, della legalità e della partecipazione dei cittadini.





“UN’ISOLA MORTA” SENZA UN CAMBIAMENTO URGENTE

Nel corso della conversazione, Yoyo utilizza un’espressione particolarmente forte per descrivere il suo timore per il futuro:

“Senza un cambiamento urgente, Cuba può diventare un’isola morta.”

Non utilizza questa frase soltanto per parlare di economia.

Parla anche della perdita dei giovani che emigrano, dell’invecchiamento della popolazione, della separazione delle famiglie e della diminuzione delle aspettative di coloro che rimangono ancora nel Paese.

Ogni persona che se ne va rappresenta una perdita di conoscenze, esperienza, forza lavoro e, in molti casi, talento.

Yoyo ritiene che Cuba non stia perdendo soltanto popolazione.

Stia perdendo una parte della propria capacità di ricostruirsi.


L’ISTRUZIONE E I GIOVANI: UNA PREOCCUPAZIONE CENTRALE

Uno dei momenti più riflessivi dell’intervista arriva quando Mayrelis chiede specificamente della gioventù.

Yoyo parla di giovani che, in molti casi, cercano di emigrare perché considerano troppo limitate le opportunità all’interno di Cuba.

Ma insiste sul fatto che esiste un problema ulteriore.

Secondo lui, una parte di questa generazione sta crescendo senza gli strumenti necessari per affrontare un processo di trasformazione nazionale di grande portata.

La questione, sostiene, non sarebbe semplicemente avere giovani.

Sarebbe avere giovani preparati.

Preparati a fare impresa.

Ad amministrare.

A creare aziende.

A sviluppare tecnologia.

A lavorare in istituzioni efficienti.

A rispettare le leggi.

A partecipare a una società democratica.

Ad assumersi delle responsabilità.

Yoyo ritiene che questa preparazione sarà essenziale in qualsiasi futuro processo di ricostruzione.


I CUBANI EMIGRATI POTREBBERO ESSERE PARTE DELLA RICOSTRUZIONE

A questo punto emerge una delle proposte più interessanti dell’intera conversazione.

Yoyo ritiene che una delle grandi risorse di Cuba si trovi proprio fuori dall’isola.

Migliaia di cubani sono emigrati nel corso dei decenni e hanno costruito le proprie vite in altri Paesi. Alcuni hanno sviluppato attività imprenditoriali. Altri hanno imparato nuove professioni. Molti hanno avuto accesso a tecnologie, istituzioni, sistemi aziendali e forme di organizzazione completamente diverse.

Secondo Yoyo, una futura ricostruzione di Cuba potrebbe avere bisogno proprio di queste persone.

Non soltanto come investitori.

Ma anche come professionisti, imprenditori, tecnici, insegnanti, uomini d’affari, ingegneri, medici, lavoratori specializzati e cittadini disposti a tornare e mettere a disposizione la propria esperienza.

Per lui, Cuba potrebbe aver bisogno di un ponte tra due generazioni:

i cubani rimasti sull’isola e i cubani che hanno imparato e sono cresciuti fuori da essa.

La ricostruzione, da questa prospettiva, non sarebbe soltanto politica.

Sarebbe anche educativa, economica, culturale e umana.


LA PRESSIONE INTERNAZIONALE PUÒ PRODURRE UN CAMBIAMENTO?

Mayrelis domanda: Pensi che se i Paesi si unissero per chiedere un cambiamento a Cuba, questo potrebbe essere realizzato?

Yoyo risponde con sicurezza:

“Senza dubbio, il cambiamento arriverà.”

Ma aggiunge immediatamente che la vera difficoltà consiste nel determinare quale tipo di cambiamento arriverà e chi sarà preparato a guidarlo.

Spiega che, nel mondo attuale, gli interessi politici ed economici hanno un peso enorme.

Ogni Paese analizza le proprie priorità.

Per questo, secondo la sua visione, non basta aspettare che siano altri governi a risolvere i problemi di Cuba.

Cuba, afferma, dovrà trovare dentro di sé le persone capaci di trasformare il Paese.


OLTRE LA SINISTRA E LA DESTRA

Yoyo insiste su un’idea che considera essenziale per il futuro.

Cuba, afferma, non ha semplicemente bisogno di sostituire un’ideologia con un’altra.

Ha bisogno di persone con principi.

Persone che rispettino la libertà.

Che comprendano il valore delle istituzioni.

Che sappiano amministrare le risorse pubbliche.

Che promuovano l’imprenditorialità.

Che difendano la proprietà e l’iniziativa economica all’interno di un quadro giuridico.

Che siano leali nei confronti della popolazione.

Che combattano la corruzione.

E, soprattutto, che comprendano che governare non deve significare approfittarsi del Paese.

Per Yoyo, il problema non dovrebbe ridursi alla scelta tra “sinistra” e “destra”.

La vera domanda sarebbe un’altra:

Chi possiede la capacità, l’onestà e la preparazione necessarie per ricostruire Cuba?


LA GRANDE SFIDA DEL FUTURO

Dopo più di tre ore di conversazione, l’intervista torna a una domanda fondamentale.

Di cosa ha bisogno Cuba?

Yoyo non offre una risposta semplice.

Parla di istruzione.

Di libertà.

Di economia.

Di infrastrutture.

Di giovani preparati.

Di emigrati che potrebbero tornare.

Di imprenditori.

Di istituzioni.

Della lotta alla corruzione.

Della responsabilità.

Ma, soprattutto, parla di una trasformazione culturale.

Perché un Paese può cambiare le proprie leggi.

Può cambiare i propri governi.

Può cambiare i propri sistemi economici.

Ma se non cambia il modo in cui le persone comprendono la responsabilità, la libertà, il lavoro, l’onestà e il servizio pubblico, il problema potrebbe ripresentarsi sotto un’altra forma.


UNA CONVERSAZIONE CHE LASCIA DOMANDE APERTE

L’intervista con Yoyo non pretende di offrire tutte le risposte.

Non pretende neppure di rappresentare da sola la totalità della realtà cubana.

È il racconto di un uomo appena uscito dall’isola che ha deciso di parlare, sulla base della propria esperienza e della propria visione, di ciò che si è lasciato alle spalle.

Ma forse è proprio qui che risiede il valore di questa conversazione.

Perché ascoltare qualcuno che ha appena vissuto una realtà e chiedergli cosa ha visto, cosa ha provato e cosa pensa possa accadere in futuro permette di aprire uno spazio di riflessione e analisi.

Cuba affronta enormi sfide e qualsiasi futuro cambiamento avrà conseguenze che andranno ben oltre la politica.




La domanda non è soltanto quando cambierà Cuba.

Bisognerà chiedersi anche:

Chi ricostruirà il Paese?

Con quali conoscenze?

Con quali valori?

Con quali istituzioni?

Con quali risorse?

E saranno i cubani preparati ad assumersi la responsabilità di costruire qualcosa di diverso?

Forse il futuro di Cuba non dipenderà esclusivamente da una potenza straniera, da un governo o da un’ideologia.

Forse dipenderà anche dalla capacità degli stessi cubani di comprendere che ricostruire una nazione richiede molto più che abbattere ciò che esiste.

Richiede sapere costruire qualcosa di nuovo.

E costruirlo in modo che la libertà non sia soltanto una parola, che la prosperità non sia un privilegio di pochi, che l’istruzione prepari realmente le nuove generazioni e che il potere torni a essere inteso come un servizio al cittadino e non come una proprietà di chi lo esercita.

La storia dirà quale strada prenderà Cuba.

Nel frattempo, testimonianze come quella di Yoyo lasciano sul tavolo una domanda alla quale ogni lettore dovrà rispondere da solo:

Quando arriverà il momento di ricostruire Cuba, saremo davvero preparati a farlo meglio di prima?

Mayrelis — Collaboratrice di Dominio Cubano

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